Cremona, 21 marzo 2026
(Andrea Biraghi) Condannato a quattro mesi di reclusione per minaccia aggravata. Si chiude così una vicenda nata da una relazione extraconiugale e degenerata in minacce di morte con un coltello.
Imputato è Giuseppe, che aveva avuto una relazione con la moglie di Serafino. Quando la donna è tornata dal marito, la situazione è precipitata.
I fatti risalgono al 2021. Nella notte tra il 9 e il 10 ottobre, Serafino si reca a casa dell’imputato per recuperare alcuni effetti personali. In quell’occasione, secondo la sua versione, Giuseppe lo minaccia dicendogli "Ti ammazzo", impugnando un coltello.
Nello stesso giorno, attorno alle 22, l’uomo si presenta anche a casa della coppia e avrebbe ripetuto la minaccia, questa volta con un coltellino. Dopo l’episodio viene chiamato il 112 e interviene una pattuglia. In queste occasioni, secondo quanto riportato, sarebbe stata minacciata anche la moglie.
La mattina successiva, alle 10.34, la donna presenta una querela.
Successivamente Serafino ritira la querela e il pubblico ministero chiede l’archiviazione. Ma il giudice non accoglie la richiesta: la minaccia aggravata, in presenza di un’arma, è procedibile d’ufficio.
In aula, l’avvocato Michele Tolomini, per la parte civile, sostiene la ricostruzione dei fatti. La difesa, con l’avvocata Raffaella Parisi, contesta invece le dichiarazioni della persona offesa, evidenziando alcune contraddizioni. “Il nodo è il coltello”, sottolinea la legale, mettendo in dubbio la coerenza delle versioni fornite.
Nonostante questo, il giudice ritiene provata la responsabilità dell’imputato e lo condanna a quattro mesi di reclusione, pena sospesa.