Crema News - Portiamo buone notizie Don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 19 aprile 2026

La Parola: ​At 2,14.22-33  Sal 15 1Pt 1,17-21  Lc 24,13-35

 

Dal Vangelo secondo Luca ​Lc 24,13-35

Ed ecco, in quello stesso giorno il primo della settimana due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l'hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore.

 

(Don Natale Grassi Scalvini) Domenica scorsa andando a far visita al Santuario del Marzale, in occasione della festa che si rinnova ogni anno alla seconda Domenica di Pasqua, ho incontrato diverse persone che da Ripalta Arpina camminavano chiacchierando lungo la strada. Sono solo tre chilometri e quindi non certo sufficienti per raccontarsi tante cose. Erano invece sette miglia per i due discepoli in cammino verso Emmaus per lasciarsi illuminare e ardere il cuore dalla Parola del Signore Gesù. Eppure anche per loro non sono stati sufficienti per riconoscerlo, fino al momento dello spezzare il pane. Fino a quel momento erano proprio come due di noi: delusi e stanchi dei loro incontri con Gesù, speravano di aver trovato quello giusto e invece...

Meglio tornare alle nostre solite cose di ogni giorno senza perdere troppo tempo nel seguire Gesù e gli altri suoi seguaci, ne abbiamo già fin troppe di cose da fare. Eppure anche oggi siamo qui e non ci dispiace sentire parlare di Gesù e ascoltare la sua parola con il segreto desiderio di incontrarlo e riconoscerlo ancora presente in mezzo a noi. Le nostre liturgie fatte di segni spesso lontani dalle nostre abitudini e ripetitivi nei gesti ormai consolidati da secoli, non lasciano trasparire immediatamente il Signore Gesù, ma anche per noi come per loro il segno dello spezzare il pane è quello decisivo anche se sarebbe in sé ben poca cosa se non fosse accompagnato da quella luce negli occhi che sa guardare oltre le apparenze e cerca sempre qualcosa di più profondo e vero in ogni celebrazione eucaristica. 

Solo dopo aver avuto l’intuizione profonda di trovarci davvero alla presenza del Signore della nostra vita potremo avere la forza e il coraggio di correre, anche nel buio della notte che tante volte la nostra società così lontana da Dio ci fa sperimentare, per annunciare come lo abbiamo riconosciuto e il senso delle parole che ci ha detto.

Una volta ritrovata la comunità in cui siamo nati e cresciuti può diventare facile anche assumersi la responsabilità concreta di testimoniare personalmente l’incontro con Gesù raccontando prima alle persone a noi care e poi allargando via via sempre di più il cerchio ai conoscenti e alle persone che incontriamo parlandone loro con una vita coerente al battesimo ricevuto e alla scoperta del valore della nostra fede. Non lasciamoci abbattere dalla indifferenza delle coscienze e dalla banalità del male che ci circonda ma cerchiamo sempre la strada della vera vita per percorrerla ogni giorno fino all’incontro definitivo col Signore nel suo regno.