Crema, 19 marzo 2026
Nel territorio cremasco, una parte ampia e rappresentativa della società civile ha scelto di prendere posizione pubblicamente in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. L’appello sottoscritto da 46 cittadine e cittadini nasce dall’esigenza di difendere i principi costituzionali e di ribadire che interventi sulla Carta fondamentale richiedono un metodo condiviso, fondato su un largo consenso.
Come ricordava Calamandrei, la Costituzione è la sintesi dei valori della Resistenza espressi dall’Assemblea Costituente e rappresenta il patto fondante della nostra convivenza civile. Proprio per questo, ogni sua modifica dovrebbe avvenire con grande cautela e attraverso un ampio consenso tra le forze politiche. Non è quanto accaduto con l’attuale riforma: il disegno di legge costituzionale di iniziativa governativa è stato approvato dal Parlamento senza alcuna modifica, attraversando le due letture previste in ciascuna Camera senza il necessario confronto su temi così delicati.
Questa riforma, inoltre, non affronta né risolve i problemi concreti della giustizia: non la rende più equa né più efficiente, nonostante quanto sostenuto dalla Presidente del Consiglio. Il suo obiettivo reale sembra piuttosto quello di intervenire sul modello di Consiglio Superiore della Magistratura delineato dai Costituenti, con il rischio di alterare equilibri costituzionali consolidati e di indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.
Si tratta di un nodo cruciale. In una democrazia, la politica è come un fiume che orienta il corso del Paese: deve poter scorrere libera, ma può anche ingrossarsi e superare i propri limiti. La magistratura rappresenta l’argine: non ostacola il fluire dell’azione politica, ma ne impedisce le derive, garantendo che i diritti dei cittadini non vengano travolti. Se l’argine viene indebolito, il rischio è che l’acqua finisca per esondare e travolgere gli stessi cittadini che dovrebbe proteggere.
Per queste ragioni, 46 cittadine e cittadini della società civile – appartenenti a diverse generazioni e ambiti professionali – hanno sottoscritto un appello pubblico dichiarando il proprio voto “NO” al referendum del 22 e 23 marzo.
Questo appello rappresenta uno degli ultimi atti di una campagna che ha visto un intenso lavoro collettivo e una significativa sinergia tra società civile, magistrati e avvocati, uniti nella difesa della Costituzione.